Il metodo

Uno degli obiettivi più difficili da raggiungere nell’insegnamento della seconda lingua è quello della disinvoltura ( fluency ) nell’espressione orale. Nonostante l’introduzione di materiali didattici basati sull’approccio comunicativo i risultati ottenuti non sembrano corrispondere alle aspettative. Per comprendere le ragioni di una così alta percentuale di insuccessi, specialmente in età adulta, è necessario rivolgere la nostra attenzione dalle tecniche di insegnamento ai meccanismi mentali che regolano l’apprendimento linguistico al fine di osservare se, ed in quale misura, il nostro modo di insegnare sia in sintonia con i processi mentali di memorizzazione e di utilizzo del linguaggio.

Una possibile risposta a questo quesito viene dalla ricerca nell’ambito delle neuroscienze e della psicolinguistica. Molti studi hanno confermato l’ipotesi che la capacità di esprimersi con disinvoltura sia legata alla memorizzazione di parole o di brevi strutture linguistiche. Questa attività di memorizzazione e richiamo di natura lessicale sembra essere l’attività principale che ci permette di usare una lingua disinvoltamente senza la mediazione dei processi analitici. L’attività di questo ‘archivio operativo’ della memoria linguistica sembra dipendere, più di quanto si era finora creduto, dall’ emisfero celebrale destro che interpreta la realtà in modo olistico, sintetico, non razionale. Secondo questa interpretazione, il nostro vocabolario mentale sarebbe regolato da un’area del cervello diversa da quella (emisfero sinistro) deputata alla funzioni analitiche di elaborazione strutturale grammaticale. L’incapacità di parlare una seconda lingua può essere perciò da imputare ad un bassa attività dell’emisfero destro ovvero ad una carenza di produzione lessicale.

Il passaggio dell’insegnamento delle regole di grammatica all’insegnamento delle regole d’uso (funzioni comunicative), infatti, ha mantenuto il processo di apprendimento sul piano analitico, impegnando la mente in una attività di riflessione concettuale e quindi stimolando l’emisfero sinistro; proprio come nel caso dell’insegnamento strutturale-grammaticale. Il punto debole dell’apprendimento della seconda lingua non è stato toccato. Il ‘magazzino dei vocaboli’ resta ancora povero ed inadeguato e con esso rimane altrettanto povera ed inadeguata la capacità dello studente di esprimersi in lingua straniera.

La fraseologia presente nei dialoghi degli attuali libri di testo è anch’essa molto limitata e, in ogni caso, mancano attività di ricerca, catalogazione e memorizzazione sistematica di parole e frasi che consentano un utilizzo immediato e spontaneo delle stesse. Inoltre la quantità di informazioni che può essere contenuta è molto inferiore rispetto alle reali necessità di apprendimento. Spesso sono gli istituti o i singoli insegnanti a sopperire a tali lacune integrando i contenuti delle pubblicazioni disponibili con altri materiali quali liste di vocaboli o articoli contenti una fraseologia specifica.

Si richiede pertanto la presenza di ausili che facilitino le attività di ricerca, presentazione e memorizzazione del vocabolario e che servano ad integrare gli attuali sistemi di insegnamento della seconda lingua contribuendo a rivalutare l’aspetto lessicale dell’attività didattica.

 

Riferimenti blbliografici

Michael Lewis, 1993, The Lexical Approach , LTP, Hove England

Nattinger, J.R. and J.S. DeCarrico, 1992, Lexical Phrases and Language Teaching , Oxford: Oxford University Press
Danesi, M., 1988, ‘Neurological bimodality and theories of language teaching’ in Studies in Second Language Acquisition 10: 13-31
Wray, A., 1992, The Focusing Hypotesys , Amsterdam: John Benjamins.
Swam, M., 1990, A critical look at the communicative approach in Current Changes in English Language Teaching , Oxford University Press, London
Scott Thornbury, 2000, Accuracy, fluency and complexity in English Teaching Professional , London

 

Share by: